Fango

fango_alluvione a Parma

Calata  la tempesta
resta un luogo ferito a morte
e macerie ammucchiate
e fango scivoloso,
melma  appiccicosa
e l’odore acre, limaccioso,
che permea l’aria
e satura le narici.
Le idrovore e le pale
riempiono un silenzio
irreale nella notte.
Un pezzo d’argenteria
grigio di fango
sta eretto nella strada
come un piccolo monumento
alla sventura.
Nella via s’incontrano
quelli che lavorano,
e occhi disperati
rimasti senza casa,
senza lavoro,
senza uno straccio di immediato futuro
che non sia solo fango.

2FangoParma

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3 thoughts on “Fango

    1. Grazie, sono le genti di queste città ad averne bisogno. la mia è stata colpita solo in parte e la notte scorsa per servizio sono andata nella zona che più ha sentito l’effetto dell’esondazione. Sai, se non ci cammini in mezzo, se non vedi dal vero le macchine accartocciate e infangate, i mobili fuori uso accatastati, i vigili del fuoco al lavoro, i mucchi di fango fuori e dentro le case, non ci si può rendere conto davvero. Io vivo in questa città e ho seguito con trepidazione gli eventi, ma ho continuato a lavorare, a condurre la mia solita vita fra la famiglia e il lavoro… Là, è come se fosse un altro mondo.. un’altra città…
      Mi sono chiesta: e se fosse capitato a me?
      Le persone non sono preparate ad affrontare eventi calamitosi.
      All’evento in sé non si può fare nulla, ma si possono mettere in atto progetti di sicurezza tramite infrastrutture e anche – almeno per questo tipo di evento – mantenere i letti dei torrenti puliti con una pulizia ordinaria, si possono tenere i luoghi a monte più puliti (fossi, canali, tombini sgombri da foglie morte) e preparazione, formazione e informazione alla cittadinanza. Anche su come muoversi se si dovesse trovare di fronte ad un’alluvione, piuttosto che ad un terremoto, ad un incendio e, non da ultimo, ad una contaminazione chimica o batteriologica.
      Qua invece ci si inventa la soluzione dell’ultimo minuto, in emergenza, come sempre…

      1. Purtroppo, le tue parole risuonano come una forte denuncia che mette in luce l’incapacità, oltreché la totale carenza di buon senso.
        Siamo vincolati alle solite politiche di assistenzialismo piuttosto che di costruzione strutturale, di mantenimento nelle migliori condizioni di esercizio delle strutture già esistenti. Basterebbe davvero pochissimo a migliorare queste situazioni. Io purtroppo ho esperienze dirette, non da abitante, ma le ho vissute. Hai ragione: magari personalmente non ci hai perso nulla, ma in realtà ci abbiamo perso tutti. Ha perso prima di tutto la nostra bandiera, ormai solo baluardo del malcostume e del malaffare. Non solo da noi.
        Ricordo di essere stato preso in giro dai thailandesi. Questo, per quanto deludente, è significativo.
        L’unica cosa da fare, ed è una cosa che noi sappiamo fare fin troppo bene, è che rimboccarsi le maniche, armarsi di pala, pazienza e lacrime e spalare via quel fango. Che purtroppo fa pagare sempre i più deboli.
        Arsomnia… io sono molto sensibile a queste faccende e soffro davvero tanto quando leggo testimonianze (in questo caso bellissime) del genere. Perché le soluzioni dell’ultimo minuto dovrebbero essere altre, già pianificate, pronte ad essere messe in pratica. Guardarle in TV o sui giornali ti fa pensare che son cose che non esistono, che sono quasi “eteree” e vince il solito “meglio a lui che a me”, ma qui… qui dovremmo riprenderci ciò che ci appartiene. Non attraverso politiche dei “signornò” ma solo costruendo nuovi pilastri, abbattendo quelli che ci hanno precariamente sorretto e che alla prima esondazione mettono in mostra la nostra totale inefficienza e inettitudine. Ammiro molto il coraggio di queste persone. Ammiro moltissimo la volontà, la forza sovrumana che dimostrano queste persone.
        Eventi come questi ci ricordano che noi non siamo altro che polvere nel vento. E per questo dobbiamo evitare che tali calamità possano ridurci nuovamente in questo stato. Ma purtroppo, è sempre come se fosse la prima volta. Sempre. Sempre. Sempre. E ancora, sempre.

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