La stessa storia


Vi sono atti che si ripetono dall’inizio del mondo
e che si differenziano solo per qualche dettaglio,
per l’orario o la stagione, la modalità, ma restano
simili nella sostanza. Questo scritto è stato “ispirato”
dalla musica che ho trovato nel blog di Branoalcollo qui

 

Le luci della notte
si specchiavano sulla strada bagnata
e i passi si potevano contare
perché era l’unico rumore
a rompere il silenzio.

L’uomo dalle spalle curve
abitava un cappotto grigio
troppo avanti negli anni
così che qualche tarma
lo aveva reso sdrucito.

Eppure il suo portamento
era nobile e aveva un che  di orgoglioso
nonostante le spalle curve:
forse portava un fardello doloroso
che gli appannava gli occhi.

Se avessimo potuto camminargli accanto
avremmo visto le labbra muoversi
sulle parole, senza che queste si sentissero:
forse erano preghiere o, forse,
una sequela di bestemmie.

Non si stancavano quei piedi
di portarlo in giro quella notte
e quando si sarebbe pensato
che avrebbe camminato ancora
e ancora, si fermò davanti ad un portone.

Ci s’aspettava mettesse le mani in tasca
e tirasse fuori le chiavi per aprire
invece, lì davanti, guardò su
verso una finestra e scoppiò
in una risata sardonica.

Pareva non volesse smettere di ridere
invece smise, come un taglio netto.
Fra le mani gli comparve un luccichìo
che guardò con compiacenza e anche gli occhi
seppero brillare, nonostante la notte.

Suonò con insistenza un campanello.
Una donna dalla capigliatura composta
si affacciò breve alla finestra.
Di lì a poco la porta si aprì; l’uomo dalle spalle curve
la richiuse. La porta emise un tonfo e nascose i segreti.

Non avrebbe dovuto.
I segreti non riescono a stare mai tali per troppo tempo.
Quando il giorno prese il posto della notte
la porta permise che la luce si distendesse
fin nel più nascosto angolo al di là di lei.

La luce corse su per le scale,
si insinuò nei corridoi, dietro le tende
fin quando trovò una breccia che portava ad un appartamento.
Li vide riversi su un letto,
le lenzuola intrise, la vita fuggita.

 

 

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2 thoughts on “La stessa storia

  1. La storia è bella ma non nel suo finale
    Ma ripensandoci è proprio quel finale a renderla ancor più “bella”
    Buon weekend
    Rodrigo

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