E non sei nemmeno mio padre

E’ strano, un paradosso, una assurdità,
per noi così vitali, vivere questi giorni
con l’idea della tua morte imminente,
per quanto incerta, anch’essa,
ghigliottina preparata col boia in ritardo,
o forse c’è uno sbaglio, uno sghiribizzo del destino
o il destino si prende gioco di tutti
o è una farsa e noi siamo solo teatranti…

E’ vederti in uno stato poco cosciente,
il corpo affaticato dal respiro faticoso
e la vera identità del tempo nella conta dei tuoi anni
che infligge la pena dell’idea che una tua dipartita
potrebbe essere prossima, e noi ci prepariamo
all’eventualità del dramma.

Ma come, come?
Come è possibile sapere come fare a frenare il dolore,
quando irrimediabilmente accadrà?
Chi si è preso il copione? Teatranti da quattro soldi!
Ci toccherà versarlo tutto, il dolore, quando accadrà,
trasmutato in lacrime e  sguardi smarriti
dove ci aggrapperemo con forza per non scivolare via.

E se invece il boia avesse saltato il fosso,
la ghigliottina inceppata e l’evento divenisse,
per colmo di speranza, remoto?
E noi di nuovo potessimo sorridere di riaverti,
tal quale ieri, ancora con le tue parole, le tue preghiere,
la tua testa reclinata mentre dormi.
Sarebbe un miracolo, diremmo…

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