Tamara (*)

escher1

Ad esser disattenti
si finisce col credere a qualsiasi cosa:
ciò che viene raccontato, mostrato, spiegato.
Ed il buffo sta che tutti s’ha da dire, sentire,
mostrare, spiegare.
Tutti s’ha da qualche parte
una certa verità.
Che in verità sfugge ai più,
creando confusione e disaccordo.
Discernere occorre,
con orecchie tappate e occhi chiusi
per un po’, sul mondo.

(*)  da: Le città invisibili di Italo Calvino [Tamara]

[…] Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa dei cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l’erbivendola. […] Altri segnali avvertono di ciò che in un luogo è proibito – entrare nel vicolo con carretti, orinare dietro l’edicola, pescare con la canna dal ponte – e di ciò che è lecito – abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffiguranti ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e il posto che occupa nell’ordine della città bastano a indicarne la funzione: la reggia, la prigione, la zecca, la scuola, pitagorica, il bordello. Anche le mercanzie che i venditori mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni d’altre cose: la benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi di Averroè sapienza, il monile per la caviglia voluttà. Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quelli che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori s’estende la terra vuota fino all’orizzonte, s’apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento dànno alle nuvole l’uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante.

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6 thoughts on “Tamara (*)

  1. Vi sto scoprendo, blogger speciali, man mano, come orchidee nascoste nel profondo della foresta… Calvino è il mio mito, con lui sono nato e cresciuto e le città sono le mie preferite. Mi hai conquistato.

    1. Grazie del passaggio Mauro. Le Città di Calvino hanno grande fascino per me.. ogni tanto ne prendo una e “ricamo”. Ma è solo un pretesto per riproporle 🙂

  2. è bello ritrovare la profondità dei tuoi pensieri, dove niente è banale e tutto ha un significato dal sapore antico. Magica Ars, sei adorabile. Ti abbraccio.

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