E’ solo un giorno fra ieri e oggi

Aveva una lunga barba nera

Le sopracciglia folte

Gli occhi colore della notte più fonda

L’incarnato olivastro e i denti bianchi 

E un’ombra allungata sul selciato

Cammina, il volto già trasfigurato,

Una manciata di secondi,

un grido, la morte che accade in un fragore.

Corpi straziati a terra,

per un destino infausto.

Aveva i denti bianchi.

Soltanto ieri sorrideva.

Noi oggi non comprendiamo

e abbiamo solo domande senza risposte

e sgomento che si rincorre negli occhi.

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Tempi nuovi o della barbarie

E un giorno osservai

i loro divertimenti

quando spendevano le notti a ubriacarsi,

cercando amori che duravano

fino allo spuntare del sole.

Li osservai un giorno

frantumare il futuro

sulla strada,

dentro ad una nuvola di fumo,

con l’anima sempre più sola,

senza sogni per il domani,

inermi e arroganti, violenti,

cani rabbiosi sfogarsi sui più deboli,

pazzi senza cura, nè arte, nè parte.

Dai cassetti del mio cuore

 

 

 

 

Rovisto nei cassetti del mio cuore
oggi è una giornata strana
e ti voglio ritrovare.
Dai cassetti del mio cuore
cerco la me che ero:
Il tempo ci trasforma,
la vita ci trasforma,
le esperienze forniscono
abiti nuovi.
Nei cassetti del mio cuore
ho riposto tutto l’amore:
continuo a donarlo.
Restano sempre colmi.

17 gennaio 2017

Non sono mai stata superstiziosa e tutti questi diciassette non mi disturbano. E non so se quel caso, che per me non esiste, abbia apposta scelto questa data affinché non me ne potessi dimenticare mai, perché io, in un giorno diciassette, ci sono nata.

E tu, sei partita per tornare a Casa, in quella Casa di tutti dove forse ci incontreremo di nuovo in chissà quale forma.

Rileggendo a distanza di tempo il precedente post, sono rimasta sorpresa. Sorpresa, perché te ne sei andata come avevo scritto e in cuor mio sperato.  Credo che le nostre preghiere più sentite, maggiormente anelate col cuore, vengano ascoltate. Questa cosa mi rincuora, da una parte e dall’altra un po’ mi spaventa e penso al potere forte di una preghiera detta con tutto il cuore.

Domani saranno due mesi.  

Anche oggi torno a casa tua, ho preso tutte le fotografie… c’è ne sono tantissime di te e lo zio, quando eravate giovani, con un futuro insieme da costruire. Sorridete tanto, ma lo zio ha sempre  la fronte lievemente corrugata… come una piccola preoccupazione che toglie al suo sorriso la spensieratezza. In tutte le foto, fino alle ultime, prima che ci lasciasse.

In molte foto ci sono anche io, dai 5 anni in avanti: festeggiamenti, giorni al mare e in montagna, con mio figlio piccolo, con i morosi di mia sorella, con mia madre ancora giovane, con le persone amiche che si aggregavano ai vostri innumerevoli viaggi. Granada, la Cappadocia, molte città d’Italia, Budapest, Londra, Parigi, Mosca, Praga, Atene, Santorini, San Pietroburgo, Tunisi, Barcellona,  Valle D’Aosta, Ischia, Vienna….

Ho trovato innumerevoli libri di cucina e ricette sparse, ritagliate dai giornali.  E santini. Quasi tutti i Santi del calendario.  

E’ incredibile quanto ci somigliamo nel tenere le cose. Sorrido. Devo aver preso da te ben più di quanto ho preso da mia madre.

E’ ora di andare. Chiudo la porta sul tuo passato. Torno la settimana prossima. Tu resta, ancora per un po’ nella tua casa.

Pronto Soccorso

Arrivi in pronto soccorso e dopo la valutazione al triage ti smistano in una grande stanza con tanti box dove ti visitano e ti fanno i prelievi, ti mettono la flebo, attaccano il tuo cuore a un monitor. E aspetti. Ogni tanto vengono e osservano il tuo stato nel tempo. Intanto aspetti. Intanto aspetto e ogni tanto ti osservo. Dormi, dormi troppo. É da stamattina che dormi. E ora sono le due del mattino dopo. Ti ho portato qui perché non é normale tutto questo dormire. Aspetto che venga il medico a dirmi cos’hai che non va. Forse sono solo i tuoi 95 anni. Tu dormi e io aspetto. 

Guardo questi box che dovrebbero garantire una privacy con solo una tenda scorrevole color arancio.

Anni fa negli ospedali si usava il bianco o l’azzurro pallido. Ora c’è questo arancio che campeggia in tutti i reparti, in diverse tonalità.

Dicevo della tenda: anche se non vuoi, senti tutti i discorsi degli altri. Ho un sorriso pieno d’ironia.

Intanto penso al medico di turno: non un momento di pace. Nemmeno per le infermiere di questa notte.  Qui si é come in un campo di battaglia e ognuno deve mantenere la sua posizione e cercare di combattere il nemico, che sono le malattie e le disavventure della gente. Come me, come te.

Dormi. Russi un poco. Anche altri russano.È incredibile quante persone russano! Un monitor più in là, emette il suo bip-bip ritmato.

Il pavimento é di linoleum. Questo PS é abbastanza recente, ma il linoleum, colpa dell’andirivieni delle barelle e delle migliaia di passi, é consunto. Qualcuno si lamenta, qualcuno tossisce.

E si aggira una presenza furtiva. Lo sento che é furtiva. Passa anche di qua per vedere se può mietere il suo raccolto questa notte. Lo so che passa, perché ogni tanto mi viene un brivido. Ma qui, stanotte, non sembra l’ora di nessuno.

Nemmeno di te che dormi.

A volte penso che sarebbe un sollievo per te e per noi, se ci lasciassi intanto che dormi, così, in un soffio a perdere. Senza sofferenza, senza rumore, da ora a dopo, come lo scoccare di un secondo sull’orologio appeso al muro.

È’ trascorsa un’altra mezz’ora. E tu dormi dalle undici di ieri mattina.

Un anno

Pensavo ad un lasso di tempo pari a un anno e a quanto un solo anno cambi la vita delle persone. 365 giorni, se vuoi, sono un nonnulla rispetto alla lunghezza di una vita, sebbene “del doman non vi sia certezza”. A volte sono gli accadimenti più disparati a dare forma nuova: un matrimonio, un nuovo lavoro, magari lontano da casa, la nascita di un figlio o l’arrivo di un nipotino, un trasloco, un figlio che torna a casa dopo lungo tempo, una esperienza di studio all’estero e poi, purtroppo, anche accadimenti negativi, come un incidente improvviso, una malattia da affrontare o un intervento,   o un lutto, disgrazie economiche, la perdita del lavoro, uno sfratto e, non da ultimo, la perdita di un amore.

Ma, constato che, dopo avere fatto esperienza di  molto di quanto elencato sopra,  nel corso di tutta una vita, anno dopo anno, si giunge a una veneranda età dove in un solo anno, improvvisamente,  ci si sente stanchi e senza più voglia di affrontare gioie e dolori, senza mettere scopi nella manciata di anni che, forse, ancora restano. Come se la vecchiaia fosse arrivata come una bastonata assestata nella notte e chi ti vede una mattina camminare, nota con stupore che stai camminando curvo e zoppo e nell’ascoltarti nota che la tua voce trema e forse sei anche diventato più basso.

E ripenso all’anno scorso, a come ancora eri in forza e in forma e mi dico: “ma é solo trascorso un anno”…