
Era Maggio, come ora
Ricordo un vento tiepido,
leggero, che mi accompagnò
piano, dentro ai sogni.
Mi resta vaga l’idea
di quando mi prese la mano
rotolando indietro nel tempo
per lunghissimi giorni.
Era Maggio, ricordi?

Era Maggio, come ora
Ricordo un vento tiepido,
leggero, che mi accompagnò
piano, dentro ai sogni.
Mi resta vaga l’idea
di quando mi prese la mano
rotolando indietro nel tempo
per lunghissimi giorni.
Era Maggio, ricordi?

Se bastasse voltarsi
per non sentire più voci
restare nel silenzio della solitudine,
ma non basta
dar le spalle al giorno, alla notte…
Se si potesse nascondere
il viso al cielo, dietro ad un cappello,
lasciando scorrere un pò il tempo,
ma non basta
celarsi al giorno, alla notte…
Non si prevede, in questa visione,
il taglio di un fotogramma
non è prevista per questa vita,
una momentanea assenza…

Voglio ricordare oggi,
proprio oggi, noi coetanei
che dividevamo i giochi,
quando le nostre madri
chiacchieravano ore.
E quando l’occasione
ci aveva permesso di essere
quasi colleghi, i nostri padri
che facevano lo stesso lavoro,
che tu poi hai scelto.
La gioia del tuo matrimonio,
del mio, i figli, la vita col suo girare
che ci aveva fatto perdere di vista.
Di recente ci siamo ritrovati a qualche funerale,
con gli occhi umidi e le conoscenze comuni.
Oggi ho letto il tuo nome
accanto ad una foto di lamiere contorte.
La vita gira. Poi si ferma. Qualcuno scende.
Fra tre giorni verrò a salutarti
e non so dove metterò i miei occhi.

Doveva uscire.
Fuori da quelle mura!
E così s’affaticò nel respirare,
inconsapevole pretesto
che servì allo scopo.
Mi disse “Ciao”. Lo disse
allo stesso modo dei bambini,
con gli occhi grandi e sorridenti.
Poi mi cercò le mani
e le strinse con le sue,
quasi una supplica,
come se con quelle chiedesse
“fai qualcosa per me”.
O come se tenesse stretta la vita.

La chiamano “Villa”,
come se dentro vi fossero chissà quali agi,
chissà quali crini e quali fiori,
quella specie di casa che casa non è
e ospedale neppure,
sebbene i letti con le sponde che s’alzano
e quell’odore misto di umori e disinfettanti.
E come fosse una casa vacanza
vi soggiornano corpi
che ricordano i bozzoli,
quando si studiava la vita delle farfalle.
E forse, lo è davvero una casa vacanza:
quando si parte da lì, si torna a Casa per sempre.

Vi lascio una immagine da guardare e una musica da ascoltare, qui a lato, ad occhi chiusi …
Ed è una pioggia che cade,
una cascata che sa dove andare,
l’anima libera è come una farfalla
che si libra leggera, un uccello
che conosce la strada nel cielo
e non sbaglia a tornare al suo nido.
Ed è come un canto
nuovo ogni volta che la vita si aggrappa
al suo vivere inquieto
battuta dal tempo che scorre irrequieto
e che traccia la strada metro per metro.
Non v’è errore nel morire
quando arriva la sera,
e hai ancora un sogno
conservato fra le mani
da far volare come gli aquiloni.
Sto provando a fare un esperimento e, quindi, non so ancora come sarà. L’idea è quella di riprendere gli scritti che avevo su splinder e metterli in questa “nuova casa”. Sto provando con le pagine, ma temo vi sia una pagina per ogni argomento (post) e le vecchie cose sono davvero tante. Potrei inserirle direttamente nella home (in questa pagina, in buona sostanza), però mi piaceva l’idea che non si mescolassero alle nuove.
Nella colonna di sinistra, sotto alla voce pagine, c’è già una poesia, il Bosco di betulle, per chi vuole leggere.
Insomma, si prova, magari alla fine delle pagine non ne fo’ nulla. Abbiate pazienza
Ars

E’ l’aria che è cambiata
e si colora di cielo ed erba
col sole sopra la città.
Ed è voglia di prati e fiori
e profumi che presto arriveranno
mentre abbandono cappotti e maglie
e la neve sciolta scende a rivoli verso valle
i crochi e le prime margherite s’affacciano alla nuova stagione
che lieve accarezza col vento i capelli e alla sera, in un cielo blu lucido,
con la luna che sempre complice sorride.